Itinerari

RIMA – ALPE CHIAFFERA – COLLE DEL TERMO – CIMA TIGLIO
Dislivello in salita m 934 fino al Colle del Termo e m 1128 se si sale alla Cima del Tiglio.

Questo itinerario (93) ha inizio alle spalle della chiesa parrocchiale e permette, proseguendo oltre il Colle del Termo, di scendere a Carcoforo. Il primo tratto di sentiero attraversa una bella pineta e sbuca ai piedi della radura dell’Alpe Chiaffera.


Dalla radura che circonda l’alpeggio si gode di uno splendido panorama sul fondovalle, il Moncucco, il severo Monte Tagliaferro e il Corno Mud. In poco più di dieci minuti di sentiero pianeggiante potete raggiungere la splendida baita di Metthanvolt con le sue antiche incisioni walser.

Per il Colle del Termo il sentiero prosegue a sinistra della baita e con una serie di tornanti che si snodano in una fitta pineta ci porta in quota fino al limite del bosco.
Passato il limite del bosco costeggiate una macchia di Pini mughi (Pinus mugo), spesso frequentata dai camosci; da questo punto il sentiero prosegue per un tratto in piano e in lontananza si può iniziare a scorgere il Monte Rosa.

 

Poco oltre ricominciano i tornanti tra gli alti pascoli che ci portano fino al colle. Giunti al colle potete scendere a Carcoforo lungo il sentiero 112 oppure, in circa 40 minuti lungo una traccia non segnalata, salire alla Cima del Tiglio a 2545 m. Lo spettacolo dalla vetta è notevole e troverete una croce con una cassetta alla base e il diario su cui lasciare un vostro pensiero.


RIMA – RIFUGIO VALLE’ – COLLE DEL VALLE’ – COLLE DELLA BOTTIGIA – RIFUGIO MASSERO
Dislivello in salita m 1208 fino al colle del Vallè a 2625 metri – Breve tratto con corda fissa al colle del Vallè per raggiungere la bretella che porta al colle della Bottigia. Prudenza in caso di traversate su nevaio.

Questo itinerario, oltre a raggiungere il colle del Vallè, rappresenta la principale bretella di collegamento tra i due rifugi del Parco Naturale Alta Valsesia: Vallè e Massero in Val d’Egua. Per raggiungere il rifugio Vallè da Rima gli itinerari possibili sono due: il primo segue il sentiero 91 passando per l’alpe Brusiccia e Vallezo; il secondo, invece, dopo l’alpe Vallaracco gira a destra sul sentiero 91a, passa per l’alpe Vallè di sotto e sale direttamente al rifugio.
L’itinerario vero e proprio parte alle spalle del rifugio Vallè lungo il sentiero 91.

Il primo tratto attraversa pascoli e zone umide con torrentelli e laghetti fino ai piedi di un vasto anfiteatro roccioso che si aggira, inerpicandosi sulla destra, lungo le lisce rocce glaciali fino a raggiungere, in poco meno di due ore, il colle del Vallè con un panorama sul Monte Rosa davvero notevole.
La discesa dal colle che attraversa per un breve tratto la Val Quarazza non è particolarmente difficoltosa ma presuppone solo un po’ di attenzione per una decina di metri attrezzati comunque con una corda fissa. Arrivati in fondo, il sentiero gira a destra ed è segnalato da “omini di sassi” fino al colle della Bottigia.

Occorre prudenza lungo la traversata nel caso siano ancora presenti nevai. Giunti al colle della Bottigia a 2607 metri, il sentiero 113 ben presto si trasforma in una mulattiera che attraversa un paesaggio simile a quello incontrato sopra il rifugio Vallè e in poco meno di due ore si percorrono i 670 metri di dislivello che ci separano dal rifugio Massero.

 


GIRO DEGLI ALPEGGI – Lanciole e Lanciole di sopra – Lavazei – Brusiccia – Vallezo – Vallè di sopra e di sotto
Dislivello in salita m 758 fino al Rifugio Vallè m 2175

Questo itinerario ad anello attraversa da ovest a est tutti gli alpeggi del fondovalle arrivando fino ai 2175 metri del Rifugio del Parco “Vallè”. Dopo il ponte che porta al museo proseguite a destra lungo la mulattiera che costeggia la pineta e all’altezza del bivio dove c’è il tabellone segnaletico proseguite diritti sul sentiero 92.  Attraversato il Rio Lanciole, dopo un tratto pianeggiante, il sentiero inzia a salire in ripidi tornanti fiancheggiando i ruderi dell’alpe Lanceronacco, distrutta da una valanga. Al termine del tratto più ripido si arriva all’alpe Lanciole. Sulla sinistra delle baite si dirama il sentiero 94 che sale a Lanciole di sopra e al colle Piglimò.  Attraversato il Rio Lanciole il sentiero prosegue a tornanti tra macchie di mirtillo e rododendro e costeggia un’ampio cespuglieto di ontani verdi (Alnus viridis). Giunti all’alpe Lanciole di sopra termina il tratto in salita.

Questo alpeggio posto a 1937 metri, è formato da due baite, protette da imponenti paravalanghe in pietra, e da una schiera di altre cinque baite che rappresentano un modello architettonico unico in Valsesia.
Il sentiero prosegue sulla destra dell’alpeggio fino al bivio con il 92b che, in piano, prosegue per l’alpe Lavazei. Questo tratto di sentiero attraversa una zona di bassi cespugli lungo il confine del Parco Naturale Alta Valsesia. In questo ambiente alla fine dell’inverno i maschi di Gallo forcello (Lyrurus tetrix) si affrontano nelle arene con canti, parate e combattimenti prima di riuscire ad accoppiarsi con le femmine.

Alpe Lavazei sorge a 1943 metri ed è l’alpeggio in cui, da oltre 50 anni, la famiglia di Carla e Rodolfo svolge l’attività pastorizia. Nella loro azienda agricola producono “Tome”, il formaggio tipico valsesiano, e panetti di burro.

Il sentiero 92a prosegue in piano e in poco più di 15 minuti vi porta all’alpe Brusiccia che si trova a 1943 metri come Lavazei ed è l’alpeggio più antico della valle. A questo punto l’itinerario ricomincia a salire lungo il sentiero 91 che piega a sinistra della baita più a valle.
Dopo circa 15 minuti di cammino eccovi alla Madonnina della Neve, luogo di devozione costruito da Giovanni Axerio Cilies nel 1898. Da questo punto il sentiero sale con ripidi tornanti e in circa 40 minuti si raggiunge a 2167 metri l’alpe Vallezo, il più alto della valle.
Questo splendido alpeggio formato da cinque baite è tra i più antichi della valle; le rimanenti quattro sono state ricostruite a fine ‘800 con grande ricercatezza e maestria. Purtroppo, in seguito alle grandi nevicate dell’inverno 2008-2009, due sono state letteralmente spazzate via da una gigantesca valanga.

Oggi, grazie alla volontà dei proprietari e della famiglia Antonietti, l’azienda agricola che sale all’alpeggio dal 1975, le baite sono in ricostruzione. Nei pascoli dell’alpeggio oltre ai bovini, da alcuni anni, pascolano numerose capre e dal loro latte Diego ricava formaggi apprezzati in tutta la valle, rifornendo in estate anche il vicino Rifugio Vallè che si raggiunge in dieci minuti sempre lungo il sentiero 91.
Il rifugio Vallè fu costruito nel 1984. Oggi è gestito da Elisabetta e Lorenzo Antonietti con i loro due bambini, dispone di 25 comodi posti letto, servizi igienici moderni e soggiornarvi è un vero piacere.

Il sentiero 91a prosegue in discesa verso l’alpe Vallè di sotto fino ad arrivare alla base dei bastioni rocciosi su cui si adagiano il Vallezo e il rifugio. A questo punto con una breve deviazione sulla destra è possibile raggiungere la località “Antiche dimore” con i ricoveri formati da massi megalitici che stupiscono per come possano essere stati sovrapposti uno sull’altro. Tornati sul sentiero, al termine del tratto più ripido tra le cascatelle che scendono dal Vallè di sopra, si aprono i pascoli dell’alpe Vallè di sotto.

A 1746 metri si trova l’alpe Vallè di sotto e sulla grossa pietra che sovrasta la baita a monte potete osservare numerose coppelle ed impronte di piedi scavate nella roccia collegate tra loro da canaletti. Dalla fine di giugno a metà luglio l’alpe è la prima stazione di transumanza per i pastori che salgono al Vallezo.
Il sentiero 91 prosegue in discesa attraverso un bel bosco di larici, costeggia la baita e la fontana di Vallaracco e, in poco più di 30 minuti, vi porta ai pascoli di Montora e nuovamente a Rima.

 


RIMA – ALPE VALMONTASCA – ALPE VORCO – COLLE MUD – RIFUGIO FERIOLI
Dislivello in salita m 907 fino al colle Mud a 2324 metri – Con questo itinerario si cambia versante e si segue un tratto della GTA (Grande Traversata delle Alpi)

Il sentiero parte alle spalle del paese dopo il ponte che porta al museo gipsoteca. Giunti al tabellone informativo svoltate a sinistra lungo il sentiero 96 attraversando il lariceto ai piedi del Corno di Rima. Passata una lunga serie di tornanti il sentiero diventa pianeggiante fino al bivio con il sentiero 318 che porta all’alpe Scarpia e al monte Tagliaferro.

Proseguite diritti sempre sul sentiero 96 e in poco meno di mezz’ora sarete allo splendido alpeggio di Valmontasca a 1819 metri. Come all’alpe Vallezo le baite hanno ricercatezze costruttive e d’arredo fuori dal comune. Durante l’estate alcune baite sono utilizzate dal pastore Roberto che ormai sale all’alpeggio da otto anni con mucche e capre.
La mulattiera prosegue tra macchie di rododendro e mirtillo per poi serpeggiare a tornanti e in poco più di mezz’ora, si arriva all’alpe Vorco oggi frequentato solo durante il periodo di apertura della caccia e in qualche fine settimana estivo. Oltrepassato l’alpe Vorco il sentiero dolcemente sale verso il colle Mud in una distesa di rododendri che fiancheggia l’impressionante e severa parete nord del monte Tagliaferro.
Arrivati al colle Mud tra macereti ed omini in sasso la vista spazia sul vallone d’Olen di Alagna e, alla vostra sinistra, si trova l’attacco alla cresta nord-nord-ovest del Tagliaferro, senza dubbio la più spettacolare ed amata dagli alpinisti.

A poco meno di dieci minuti dal colle sorge il rifugio Ferioli di proprietà del CAI di Olgiate Olona che dispone di 24 posti letto e anche di un locale invernale con stufa, materiale da cucina con fornello a gas e 4 posti letto. Dal rifugio parte una traccia che, in circa 40 minuti su un percorso a tratti esposto, porta alla località Belvedere, una terrazza naturale con vista panoramica sul versante valsesiano del Monte Rosa.

Lungo l’itinerario e nei dintorni del rifugio è facile osservare gruppi di stambecchi, generalmente maschi, al pascolo o tranquillamente sdraiati sui massi intenti a ruminare.

 


RIMA – MONTE TAGLIAFERRO
Dislivello in salita m 1547

Si tratta dell’itinerario più impegnativo della zona e nel tratto di salita al Passo del Gatto e alla vetta è riservato ad Escursionisti Esperti.
La prima parte del sentiero è la medesima dell’itinerario 96 per il colle Mud. Terminata la serie di tornanti prendete a sinistra il sentiero 318 che, dopo aver attraversato il torrente che dà origine alla cascata di Maranc, in breve vi porta all’alpe Scarpia di sotto. Quest’alpeggio purtroppo è quasi abbandonato e solo un paio di baite vengono utilizzate durante la stagione di caccia.

Lasciato l’alpeggio, a monte, e in poco meno di un’ora si raggiunge l’alpe Scarpia di sopra che, tranne per una baita recentemente ristrutturata, si trova nelle medesime condizioni di abbandono dell’alpe Scarpia di sotto.
Il sentiero prosegue sulla sinistra dell’alpeggio per un breve tratto ancora tra gli alti arbusti e poi, mano a mano che si sale, tra pascoli e rivoli d’acqua fino a raggiungere il passo del Vallarolo e il suo ometto in pietra. Da qui è possibile scendere in Val Nonaj e raggiungere San Giuseppe seguendo a sinistra il sentiero 319.

La zona intorno al passo è popolata da marmotte, camosci e a volte curiosi stambecchi ed è attraversata dal nostro sentiero che tra massi e qualche nevaio prosegue in direzione del ripido e fiorito passo del Gatto.
La salita al passo e il tratto successivo sono veramente ripidi e vanno affrontati con prudenza e saggezza.

Raggiunto il colle la vista spazia in basso sull’alpe Campo di Alagna con il suo laghetto e più in là sulla valle d’Otro e il Corno Bianco. Il sentiero prosegue sulla destra tra pietraie e macereti e in poco meno di un’ora supera i 200 metri che ci separano dalla vetta e dal panorama a 360 gradi sul Monte Rosa, la zona dei laghi e la pianura.
In vetta si trova una statuetta della Madonna e alla sua base è possibile firmare il libro ricordo custodito in un vano metallico, mentre, una ventina di metri lungo la cresta in direzione di Rima, si trova una pietra scolpita da chi è arrivato qui molto prima di noi.