Rima

Un po’ di storia

Ampiamente documentato  è il popolamento del territorio di Rima da parte delle genti provenienti dal Vallese, che hanno colonizzato l’alta Val Sermenza nella seconda metà del XIV secolo: il più antico documento riguardante tale evento, noto come Pergamena di Boccioleto, risale infatti al 1387.

Oltre alle solide abitazioni, che mescolano il legno alla pietra, fino a pochi anni fa era possibile ascoltare per le vie di Rima l’antico dialetto Walser, di chiara derivazione germanica.

L’insediamento di Rima aumentò di dimensioni nei secoli seguenti e verso la fine del Settecento, lasciata la conduzione delle case e dei campi alle mogli, gli uomini furono costretti a emigrare all’estero per una parte dell’anno. Grazie a questo deflusso demografico, Rima attraversò la fase del suo massimo splendore. Per tutto l’Ottocento e, ancora, nei primi del Novecento, i rimesi si recarono in qualità di decoratori, stuccatori e scagliolisti in diversi centri europei. Con la loro abilità e perizia contribuirono a far belle numerose capitali europee grazie a un’arte che fu loro esclusiva: il marmo artificiale oggi tramandata dall’Associazione Marmo Artificiale di Rima.

 

Dopo i fasti mitteleuropei ottocenteschi, il territorio di Rima ha attraversato un periodo di crisi: durante gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, molti abitanti sono stati richiamati in pianura dal miraggio del boom economico e di un lavoro più redditizio; case e alpeggi sono stati parzialmente abbandonati. Oggi si sta assistendo a un lento e faticoso ritorno: la montagna è riscoperta come un ambiente in cui è possibile una vita di qualità, e Rima speriamo potrà esserne un segno tangibile. Grazie al coraggio di giovani famiglie, è in corso un miglioramento generale del paese e delle attività agro-silvo-pastorali nell’ottica di uno sviluppo bilanciato e rispettoso della tradizione culturale rimese e dell’ambiente montano in generale.

 


L’architettura

Sfruttare nel modo più razionale possibile, e con un impatto ecologico quasi nullo, le risorse energetiche e la materia prima che la natura offre. E’ questo il principio che sta alla base dell’architettura sviluppatasi nel corso dei secoli a Rima.

I materiali più utilizzati sono quelli direttamente presenti nel luogo di costruzione, cioè la sola pietra per gli alpeggi alti, il legno e la pietra uniti in perfetta armonia per le abitazioni in paese.

Sono giunte fino a noi quattro case walser risalenti al XVII secolo e che rispondono alla multifunzionalità delle abitazioni walser: nel piano inferiore, realizzato in pietra per evitare infiltrazioni d’acqua e umidità, trovava posto il bestiame e piccoli laboratori artigianali, mentre ai piani superiori, costruiti con tronchi ad incastro orizzontale, risiedevano una o più famiglie; anche le lobbie sono in legno, mentre le coperture sono rigorosamente in beole.

Dalla fine del XVIII secolo, e per tutto il XIX, si affermano invece abitazioni prevalentemente realizzate in muratura, anche se il legno è ancora utilizzato per le balconate poste a sud.


 L’arte

Come in tutti i centri della Valsesia l’arte trova la sua massima espressione in relazione alla fede: i luoghi di culto del territorio rimese presentano infatti pregevoli opere artistiche realizzate nel corso dei secoli.

Uno degli edifici di culto principali è la chiesa di stile classico dedicata a San Giovanni Battista, iniziata nel 1689 sulle fondamenta di un antico oratorio (di questo edificio si conserva ancora oggi il fonte battesimale del 1597 chiuso con un coperchio in legno di noce): l’interno è decorato con i marmi artificiali di Silvio Dellavedova, mentre il cancello in ferro battuto, posto all’ingresso del vicino cimitero, è dello scultore Pietro Della Vedova.

A Valle del centro abitato sorge il piccolo santuario della Beata Vergine delle Grazie, la cui origine risale al 1480 mentre i successivi ampliamenti agli anni 1642, 1668 e 1752. Esternamente è ben visibile un affresco di Antonio Orgiazzi il Vecchio, ritoccato nel 1895 dal rimese Antonio Giulietti; all’interno le opere di maggior valore sono gli affreschi quattrocenteschi del pittore novarese Luca De Campo, inquadrati successivamente dall’altare, in  legno dorato, scolpito dai fratelli Giavina.

Poco sopra il Ponte delle Quare sorge la chiesa di San Nicolao, terminata nel 1660: il Santo venerato in questo edificio è legato alla tradizione culturale nordica, in particolare a quella Walser.

Rima possiede anche un museo: è la “Gipsoteca Pietro Della Vedova”, che si trova poco fuori dal centro abitato immerso in un bosco di larici.

Nato nel 1831, esercitò l’arte del marmo finto a Monaco di Baviera: frequentò l’Accademia Albertina a Torino, dove seguì le lezioni dello scultore Vincenzo Vela. Oltre alla statua di Maria Adelaide d’Austria e di Maria Vittoria duchessa d’Aosta, ubicata a Superga, realizzò la colossale statua bronzea di Carlo Emanuele di Mondovì, la statua di Gaudenzio Ferrari a Varallo e il monumento alla contessa Giuseppina Toesca di Castellazzo.

Il museo dedicato a Pietro Della Vedova conserva circa 220 modelli in gesso riproducenti buona parte dei capolavori dello scultore rimese.


Le tradizioni

Anche a Rima, nel corso dei secoli, si è mantenuta intatta una delle massime espressioni artistiche delle donne Walser costituita dalla lavorazione del puncetto che, realizzato da mani abili e pazienti, andava a decorare le camicie di lino o cotone costituendo parte integrante del costume tipico.

 

 

Nei giorni di festa, nelle manifestazioni di paese, oppure all’immancabile Walsertreffen (il raduno triennale di tutte le genti Walser), le donne indossano con eleganza e fierezza i loro costumi. Uno degli eventi centrali a Rima è la giornata di Ferragosto, dedicata alla Madonna Assunta venerata con particolare devozione in tutte le comunità Walser. La processione dell’Assunta ha inizio dalla chiesa della Madonna delle Grazie: gli uomini portano la statua della Vergine fino alla chiesa del paese, mentre alle donne spetta il cammino inverso. I portali delle due chiese vengono decorati con rami di abete intrecciati al fine di formare un arco colorato dalle rosse bacche di sambuco. Durante la celebrazione vengono rivolte preghiere e canti di supplica alla Madonna, alcuni ancora in lingua Walser come “Maria zu lieben” (“Amare Maria”).

Due sono le manifestazioni gastronomiche che richiamano un pubblico numeroso: il “Risotto in Piazza”, che abitualmente si svolge il primo sabato dopo ferragosto, e la “Festa della Patata” che ha luogo generalmente la terza domenica di settembre. Con la “Festa della Patata” si rende omaggio a uno dei prodotti tipici da sempre coltivato negli orti di Rima, tanto da costituire in passato, con la polenta, uno degli alimenti base della cucina di montagna. Oggi questa festa costituisce anche un’opportunità per chi coltiva in modo biologico di valorizzare i propri prodotti.

Ogni anno dopo Natale, a rotazione tra i cinque comuni dell’alta valle, Rima, San Giuseppe, Rimasco, Ferrate e Carcoforo si svolge la Festa del Tiro, una gara con la carabina tra le “società di tiro” di ogni paese.

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