{"id":1751,"date":"2020-06-26T16:18:07","date_gmt":"2020-06-26T14:18:07","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?page_id=1751"},"modified":"2021-06-12T22:25:22","modified_gmt":"2021-06-12T20:25:22","slug":"rima","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.prolocorima.it\/index.php\/rima\/","title":{"rendered":"Rima"},"content":{"rendered":"<div id=\"pl-1751\"  class=\"panel-layout\" ><div id=\"pg-1751-0\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-1751-0-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-1751-0-0-0\" class=\"widget_text so-panel widget widget_custom_html panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"0\" ><div class=\"textwidget custom-html-widget\"><div style=\"text-align:center;color:red;font-size:24px;font-weigth:bold;\">LE TRADIZIONI<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-1751-1\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-1751-1-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-1751-1-0-0\" class=\"widget_text so-panel widget widget_custom_html panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"1\" ><div class=\"textwidget custom-html-widget\"><\/div><\/div><\/div><div id=\"pgc-1751-1-1\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-1751-1-1-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"2\" >\t\t\t<div class=\"textwidget\"><div style=\"overflow: auto; height: 500px;\">\n<p><strong style=\"color: red;\">Il costume femminile di Rima<\/strong> (<em>fonte <a href=\"http:\/\/www.walser.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Sportelli Linguistici Walser Valsesia<\/a> (Vercelli) &#8211; Valle Ossola (Verbano Cusio Ossola)\u00a0 &#8211; info@walser.it &#8211; www.walser.it<\/em><\/p>\n<p>Nel corso della storia l&#8217;abito femminile di Rima \u00e8 cambiato numerose volte. Non esistono testimonianze scritte o iconografiche per ricostruirne l&#8217;originale aspetto. Solo a partire dal XVII secolo, al comparire numerosi Ex Voto, \u00e8 possibile studiare gli usi della comunit\u00e0 e del vestire femminile.<\/p>\n<p>Dall&#8217;analisi delle testimonianze si evince che con passare dei secoli l&#8217;abito si trasforma divenendo pi\u00f9 valsesiano pur mantenendo forti caratteristiche proprie. I contatti con il resto della valle (quasi nulli in precedenza) si fanno sempre pi\u00f9 intensi ed influenzano anche il vestire.<\/p>\n<p>Dalla fine dell&#8217;ottocento il costume di Rima prender\u00e0 la sua forma definitiva ed il colore nero, che era stato predominante per un lungo periodo di quel secolo, lascer\u00e0 spazio ai colori pi\u00f9 vivaci. Oggi, dei due abiti usati un tempo, quello da lavoro e quello della festa, sopravvive solo il secondo. Si \u00e8 persa traccia dei copricapo e delle tradizionali acconciature. Delle varianti cromatiche del costume che stavano ad indicare lo stato civile della donna, oggi rimane solo il blu, colore riservato alle donne nubili.<\/p>\n<p>Il costume \u00e8 composto da:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>la CAMISA in lingua walser &#8220;HAMD&#8221;<br \/>\n<\/strong>\u00c8 di colore bianco con inserti di puncetto bianco attorno al collo e ai polsini. La chiusura del colletto \u00e8 laterale e si allaccia con dei piccoli bottoni rotondi fatti di filo con asole in rilievo (tipo a gancio). L&#8217;inserto del puncetto lo troviamo anche a met\u00e0 manica, tra gomito e spalla. Le camicie pi\u00f9 antiche erano di lino, sempre di colore bianco e avevano ricamate le iniziali di casato con la data su una spalla.<\/li>\n<li><strong>il BUSARD in lingua walser &#8220;HOTTO&#8221;<br \/>\n<\/strong>\u00c8 un corsetto a forma di gilet in tessuto pregiato a volte anche di velluto, di colori decisi, con scollatura quadrata, chiuso davanti in verticale all&#8217;altezza del seno. La chiusura, fatta con piccoli gancini \u00e8 sormontata da una pettorina rettangolare, detta <strong>PEZZA<\/strong> (<strong>in lingua walzer BLATZ<\/strong>). I due pezzi di solito hanno le stesse decorazioni. E&#8217; indossato sopra la camicia. Il busard \u00e8 detto cos\u00ec perch\u00e9 comprime il seno e a volte era imbottito per camuffare certe mancanze, ecco perch\u00e9 era chiamato bugiardo.<\/li>\n<li><strong>il PATUN o PATELA in lingua walser PATA<br \/>\n<\/strong>\u00c8 una gonna ampia con spalline. Si indossa sopra la camicia e al busard. Liscia davanti, nella parte posteriore riccamente pieghettata, di colore blu intenso, lunga fino a met\u00e0 gamba, terminante con un bordo rosso vivo di circa 10 centimetri di altezza. A tre quarti, verso il basso, si fa una piega per tutta la larghezza della gonna. Questa piega ha la funzione di allungare o accorciare quando si tramanda il costume. La gonna <strong>invernale<\/strong> \u00e8 detta <strong>patun<\/strong>, quella <strong>estiva patela<\/strong>.<\/li>\n<li><strong>STROPA in lingua walser SCEGNO<br \/>\n<\/strong>\u00c8 un nastro ricamato che gira intorno al busto della donna ed \u00e8 ancora davanti con un fiocco, viene\u00a0 posizionata sopra la pezza sula lato sinistro del petto. Un tempo questi nastri erano fatti a mano.<\/li>\n<li><strong>SCUSAL in lingua walser FOLDER<br \/>\n<\/strong>\u00c8 un grembiulino corto prevalentemente di colore blu scuro, si mette sopra la gonna, copre la parte anteriore dal petto fino ala cintura. E&#8217; legato dietro in vita con due nastri di 3-4 centimetri d&#8217;altezza. Oggi si vedono anche grembiulini di seta di colori differenti legati con nastri multicolori.<\/li>\n<li><strong>CAMISTAL in lingua walser HAMD o HOLO<br \/>\n<\/strong>\u00c8 una giacchetta di tessuto di lana nera, corta ed aderente . Nella parte posteriore ha due spacchetti laterali. Si indossa sopra i costume, quando fa freddo o durante le cerimonie importanti. Questa giacchetta \u00e8 sciancrata per dare pi\u00f9 slancio alla figura. Le maniche sono strette e finiscono con dei polsini applicati di velluto nero di circa 15 centimetri, ricamati con ornamenti molto elaborati, detti &#8220;<strong>MUSTRE<\/strong>&#8220;.<\/li>\n<li><strong>SCOFONI<br \/>\n<\/strong>Tipica calzatura valsesiana fatta a forma di pantofola, in tessuto di panno con suola realizzata da diversi strati di tessuti cuciti tra loro. Oggi nelle cerimonie ufficiali si usano gli scofoni di colore nero, rosso o blu. Di solito con gli scofoni si mettono delle calze di cotone di colore bianco.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Le parti del costume sono tratte dal libro &#8220;Storia di Rima&#8221; pubblicato dalla Fondazione Enrico Monti e dal capitolo &#8220;Il costume tradizionale di Rima&#8221; di Hanzi Axerio Cilies con la collaborazione di Giulia Axerio Piazza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-1751-2\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-1751-2-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-1751-2-0-0\" class=\"widget_text so-panel widget widget_custom_html panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"3\" ><div class=\"textwidget custom-html-widget\"><div style=\"text-align:center;color:red;font-size:24px;font-weigth:bold;\">LA STORIA<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-1751-3\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-1751-3-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-1751-3-0-0\" class=\"so-panel widget widget_siteorigin-panels-image panel-first-child\" data-index=\"4\" ><div class=\"panel-widget-style panel-widget-style-for-1751-3-0-0\" ><a href=\"https:\/\/www.prolocorima.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Chiesetta.png\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.prolocorima.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Chiesetta-e1597074381792.png\" \/><\/a><\/div><\/div><div id=\"panel-1751-3-0-1\" class=\"so-panel widget widget_siteorigin-panels-image\" data-index=\"5\" ><div class=\"panel-widget-style panel-widget-style-for-1751-3-0-1\" ><a href=\"https:\/\/www.prolocorima.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/CasaW.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.prolocorima.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/CasaW-e1595861164429.jpg\" \/><\/a><\/div><\/div><div id=\"panel-1751-3-0-2\" class=\"so-panel widget widget_siteorigin-panels-image\" data-index=\"6\" ><div class=\"panel-widget-style panel-widget-style-for-1751-3-0-2\" ><a href=\"https:\/\/www.prolocorima.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/MarmoR.png\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.prolocorima.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/MarmoR-e1595860228839.png\" \/><\/a><\/div><\/div><div id=\"panel-1751-3-0-3\" class=\"so-panel widget widget_siteorigin-panels-image panel-last-child\" data-index=\"7\" ><div class=\"panel-widget-style panel-widget-style-for-1751-3-0-3\" ><a href=\"https:\/\/www.prolocorima.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/alpe-vallezo.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.prolocorima.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/alpe-vallezo.jpg\" \/><\/a><\/div><\/div><\/div><div id=\"pgc-1751-3-1\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-1751-3-1-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child\" data-index=\"8\" >\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Giunti alla fine di una strada ricca di curve e ripide salite, veniamo accolti dalla splendida chiesetta della Madonna delle Grazie, con la sua bella facciata attribuita ad <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Antonio_Orgiazzi\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Antonio Orgiazzi il Vecchio.<\/a><br \/>\nEntrati nel santuario, una cancellata in ferro battuto ci separa dal grande altare di legno, da collocarsi nel 1600, interamente dorato e dipinto che circonda un frammento di affresco di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Giovanni_de_Campo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Giovanni De Campo<\/a> risalente al 1481.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><div id=\"panel-1751-3-1-1\" class=\"so-panel widget widget_text\" data-index=\"9\" ><div class=\"panel-widget-style panel-widget-style-for-1751-3-1-1\" >\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>&nbsp;<\/p>\n<p>Al termine della strada, oltrepassata la piazza della chiesa ed imboccata una stretta via in salita, ci si trova nel nucleo storico del paese; qui quattro case in architettura <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Walser\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Walser<\/a>, attentamente restaurate, testimoniano le origine del villaggio.<\/p>\n<p>Addentrandosi per le vie del paese si possono ammirare eleganti case che comprovano il periodo di ricchezza e benessere iniziato a fine &#8216;800 quando, grazie al &#8220;segreto del marmo artificiale&#8221;, i maestri rimesi si arricchirono lavorando presso le corti di tutta Europa.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><div id=\"panel-1751-3-1-2\" class=\"so-panel widget widget_text\" data-index=\"10\" ><div class=\"panel-widget-style panel-widget-style-for-1751-3-1-2\" >\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ancora oggi il &#8220;segreto&#8221; del marmo artificiale viene trasmesso a chi volesse apprendere questa antica tecnica: nel laboratorio dell&#8217;Associazione del Marmo Artificiale si tengono corsi che insegnano questa arte. La chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista custodisce altari e balaustre realizzate con tale tecnica.<\/p>\n<p>Alle spalle del paese, immersa nella pineta, troviamo la gipsoteca che custodisce statue in gesso di uno dei pi\u00f9 importanti scultori dell&#8217;ottocento italiano: <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pietro_della_Vedova\">Pietro Della Vedova.<\/a><\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><div id=\"panel-1751-3-1-3\" class=\"so-panel widget widget_text panel-last-child\" data-index=\"11\" ><div class=\"panel-widget-style panel-widget-style-for-1751-3-1-3\" >\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>A testimonianza della grande abilit\u00e0 nella lavorazione della pietra delle popolazioni locali, le baite degli alpeggi che circondano il paese ancora oggi offrono sicuro riparo ai pastori che, in estate, salgono con le loro mandrie sfruttando i verdi pascoli e producendo burro e formaggi acquistabili direttamente in loco.<br \/>\nTracce di antichi passaggi dell&#8217;uomo sono individuabili presso l&#8217;Alpe Vall\u00e8 di Sotto dove, su un grosso sasso, si trovano incise coppelle ed impronte a forma di piede. Proseguendo poi per il sentiero, nei pressi dell&#8217;Alpe Vall\u00e8 di Sopra ci si imbatte in incredibili reperti megalitici chiamati &#8220;Antiche Dimore&#8221;.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-1751-4\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-1751-4-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-1751-4-0-0\" class=\"widget_text so-panel widget widget_custom_html panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"12\" ><div class=\"textwidget custom-html-widget\"><div style=\"text-align:center;color:red;font-size:24px;font-weigth:bold;\">LE LEGGENDE<\/div><br>\n<center>Numerose sono le leggende a Rima che raccontano di di streghe, spiriti, folletti e animali diversi che riflettono tutto un mondo di favole nordiche.<\/center><\/div><\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-1751-5\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-1751-5-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-1751-5-0-0\" class=\"so-panel widget widget_siteorigin-panels-image panel-first-child\" data-index=\"13\" ><div class=\"panel-widget-style panel-widget-style-for-1751-5-0-0\" ><a href=\"https:\/\/www.prolocorima.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/rana-150x150.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.prolocorima.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/rana-150x150.jpg\" \/><\/a><\/div><\/div><div id=\"panel-1751-5-0-1\" class=\"so-panel widget widget_siteorigin-panels-image\" data-index=\"14\" ><div class=\"panel-widget-style panel-widget-style-for-1751-5-0-1\" ><a href=\"https:\/\/www.prolocorima.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/porcelli-150x111.png\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.prolocorima.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/porcelli-150x111.png\" \/><\/a><\/div><\/div><div id=\"panel-1751-5-0-2\" class=\"so-panel widget widget_siteorigin-panels-image\" data-index=\"15\" ><div class=\"panel-widget-style panel-widget-style-for-1751-5-0-2\" ><a href=\"https:\/\/www.prolocorima.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gnomi-150x150.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.prolocorima.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gnomi-150x150.jpg\" \/><\/a><\/div><\/div><div id=\"panel-1751-5-0-3\" class=\"so-panel widget widget_siteorigin-panels-image\" data-index=\"16\" ><div class=\"panel-widget-style panel-widget-style-for-1751-5-0-3\" ><a href=\"https:\/\/www.prolocorima.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/folletto-150x150.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.prolocorima.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/folletto-150x150.jpg\" \/><\/a><\/div><\/div><div id=\"panel-1751-5-0-4\" class=\"so-panel widget widget_siteorigin-panels-image panel-last-child\" data-index=\"17\" ><div class=\"panel-widget-style panel-widget-style-for-1751-5-0-4\" ><a href=\"https:\/\/www.prolocorima.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/strega-1-150x150.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.prolocorima.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/strega-1-150x150.jpg\" \/><\/a><\/div><\/div><\/div><div id=\"pgc-1751-5-1\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-1751-5-1-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child\" data-index=\"18\" >\t\t\t<div class=\"textwidget\"><div style=\"overflow: auto; height: 200px;\">\n<p>La\u00a0 leggenda pi\u00f9 illustre, legata monte al Tagliaferro,\u00a0 \u00e8 quella del &#8220;<strong><em>rospo portentoso<\/em><\/strong>&#8220;.<em>Tratto da &#8220;In Valsesia&#8221; di\u00a0Carlo Gallo, ed. Corradini, ristampa del 1984.<\/em><\/p>\n<p>\u201c\u2026 non sar\u00e0 fuor di luogo ch\u2019io loro esponga quanto di favoloso si va dicendo su questo monte, che forse, pi\u00f9 d\u2019ogni altro dell\u2019intera Valsesia, \u00e8 preso di mira per affibbiargli favole e leggende.<br \/>\nAi due terzi d\u2019altezza, il versante del monte Tagliaferro che guarda il Corno di Moud, ha una specie di strada che pare scolpita a furia di picconi o scalpelli nell\u2019orrida parete, il che, secondo taluni, diede il nome al monte.<\/p>\n<p>E\u2019 questo uno scherzo di natura, perch\u00e9 quella strada non presenta scopo di sorta, avendo ai due capi orridi precipizi; ma la leggenda s\u2019impadron\u00ec di essa, e la dice ora costruita dai Saraceni, ed ora dai Romani.<\/p>\n<p>Altri poi vi dice (e tra questi \u00e8 il Fassola, che nel secolo XVI scrisse una storia della Valsesia tutt\u2019ora inedita) che per la val Piccola o val Sermenza, tornasse Gneo Silvio, proconsole romano, dalla Gallia dove aveva soggiogate certe popolazioni, e che memoria di tal fatto si avesse in una lapide scolpita nel monte Tagliaferro. Simile lapide non esist\u00e8 giammai.<\/p>\n<p>L\u2019immaginazione popolare pens\u00f2 bene di avvolgere questo monte nel meraviglioso. Secondo essa esiste in una parete scoscesa della montagna una caverna, scavata a forza di braccia, entro cui i Romani riponevano i tesori coi quali mantenevano gli eserciti in Gallia. Caduto in isfacelo l\u2019impero romano, rimasero nella caverna molte ricchezze, le quali eccitarorno fortissimo desiderio di possederle in alcuni abitanti di Rima e paesi vicini. V\u2019andarono, si caricarono di oggetti preziosi, e fecero per uscire dalla caverna, quand\u2019eccoti presentarsi loro un rospo, il quale gonfiatosi rapidamente, venne tanto grosso da impedire loro l\u2019uscita. I meschinelli gettarono via il fatto bottino, e allora il rospo si sgonfi\u00f2 lasciando libero il passo.<\/p>\n<p>Ma non solo gli audaci avevano eccitato l\u2019ira del rospo, giacch\u00e9 per colpa loro erasi suscitato eziandio un furibondo temporale, che rovin\u00f2 i pochi coltivi ed i prati della valle. D\u2019allora in poi gli abitanti di Rima incolpavano dei temporali quei coraggiosi che andavano alla caverna, e suonando campana a stormo, s\u2019armavano per costringerli a tornare indietro.<\/p>\n<p>I vecchi della Val Piccola credono ancora oggigiorno al tesoro ed al \u201crospo portentoso\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\t\t<\/div><div id=\"panel-1751-5-1-1\" class=\"so-panel widget widget_text\" data-index=\"19\" >\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Presso il ponte delle Quare saltuariamente stazionano <strong>porcellini rossi.<br \/>\n<\/strong>In certe notti i fantasmi danno spettacolo nei pascoli nei pressi di San Nicolao.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><div id=\"panel-1751-5-1-2\" class=\"so-panel widget widget_text\" data-index=\"20\" ><div class=\"panel-widget-style panel-widget-style-for-1751-5-1-2\" >\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Rintanato al Pian Torbetto c&#8217;\u00e8 <strong><em>Comparmagne<\/em><\/strong>, omino delle caverne che praticamente non si vede mai.<br \/>\nFamoso il <strong><em>Ghilomagne<\/em><\/strong> della Valmontasca: a Rima ci si ricorda ancora di un bambino in fasce, sparito una sera dalla culla in una casera dell&#8217;omonima alpe mentre i genitori erano nella stalla a mungere; cercato a lungo nella notte e alla fine ritrovato dentro un cespuglio sulla cascata del <strong><em>Maranc<\/em><\/strong>.<br \/>\nCi sono orsi che hanno casa (<strong><em>Berenciocca<\/em><\/strong>) sul sentiero per Lanciole; c&#8217;\u00e8 <strong><em>Ghilomagne<\/em><\/strong>, folletto dei burroni, che si diverte ad attirare nei precipizi i bambini<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><div id=\"panel-1751-5-1-3\" class=\"so-panel widget widget_text\" data-index=\"21\" ><div class=\"panel-widget-style panel-widget-style-for-1751-5-1-3\" >\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>C&#8217;\u00e8 <strong><em>Tacchie<\/em><\/strong>, folletto non cattivo ma dispettoso: si diverte a far sparire la roba (quando non si trova qualcosa \u00e8 stato lui), si diverte a legare tra loro i catenacci delle mucche nelle stalle e, per tenerlo lontano, bisogna infilare una falce, una <em>meula<\/em> arrugginita, tra le pietre del muro sopra la porta della stalla.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><div id=\"panel-1751-5-1-4\" class=\"so-panel widget widget_text panel-last-child\" data-index=\"22\" ><div class=\"panel-widget-style panel-widget-style-for-1751-5-1-4\" >\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p><strong><em>Valiciu Vibien<\/em><\/strong>, la streghina del <strong>Valicio<\/strong>, di cui si d\u00e0 per certa l&#8217;esistenza ma non se ne conoscono le gesta. Cattiva di certo \u00e8 invece <strong><em>Hecza<\/em><\/strong>, strega attiva dalle parti della Chiaffera: chiss\u00e0 che non sia lei, ogni inverno, a dare la spinta decisiva alla rovinosa omonima valanga.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il costume femminile di Rima (fonte Sportelli Linguistici Walser Valsesia (Vercelli) &#8211; Valle Ossola (Verbano Cusio Ossola)\u00a0 &#8211; info@walser.it &#8211; www.walser.it Nel corso della storia l&#8217;abito femminile di Rima \u00e8 cambiato numerose volte. Non esistono testimonianze scritte o iconografiche per ricostruirne l&#8217;originale aspetto. 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